Le partizioni del disco costituiscono da tempo un elemento standard nei personal computer. Tuttavia, poiché la maggior parte della gente acquista computer già dotati di sistema operativo, pochi capiscono il funzionamento delle partizioni. Questo capitolo tenta di spiegare l'utilità e il funzionamento delle partizioni del disco affinché l'installazione di Red Hat Linux sia il più semplice possibile.
Se conoscete il funzionamento delle partizioni del disco, potete passare alla la Sezione E.1.4 e seguire la procedura indicata per liberare spazio su disco e preparare l'installazione di Red Hat Linux. Questa sezione espone inoltre lo schema utilizzato in Linux per la denominazione delle partizioni, la modalità di condivisione dello spazio su disco con altri sistemi operativi e argomenti correlati.
I dischi fissi svolgono una funzione molto semplice: possono archiviare dati e recuperarli su comando.
Per trattare temi come il partizionamento del disco, è importante avere qualche nozione sull'hardware usato. Purtroppo è facile perdersi fra i dettagli. Per facilitare la spiegazione di ciò che realmente avviene durante il partizionamento, abbiamo deciso di utilizzare un diagramma semplificato di un disco fisso partizionato. La Figura E-1, mostra un disco fisso nuovo, mai utilizzato prima.
Non c'è molto da vedere, vero? Ma se parliamo di dischi fissi a livello base, la questione cambia. Supponiamo di voler archiviare alcuni dati su un disco. In questo momento non è possibile. Dobbiamo prima compiere alcune operazioni.
Gli utenti più esperti probabilmente hanno già familiarità con queste operazioni. Occorre formattare l'unità. Con la formattazione (in genere definita "creazione di un filesystem") vengono scritte delle informazioni sul disco e viene fatto ordine sfruttando lo spazio vuoto di un disco non formattato.
Come mostra la Figura E-2, l'ordine imposto da un filesystem comporta alcuni compromessi:
Una piccola percentuale dello spazio libero su disco è usata per archiviare i dati relativi al filesystem e può essere considerata come overhead.
Un filesystem divide lo spazio rimanente in piccoli segmenti di dimensioni regolari. Nel mondo Linux, questi segmenti sono conosciuti come blocchi. [1]
Dato che i filesystem consentono di eseguire numerose operazioni, tra le quali la creazione di directory e file, questi compromessi non sono che un piccolo prezzo da pagare.
È anche vero che non esiste un filesystem singolo e universale; come mostra la Figura E-3, un disco può avere uno o più filesystem differenti. Come potrete immaginare, filesystem differenti possono essere incompatibili, quindi un sistema operativo che supporta un certo filesystem (o più tipi di filesystem) potrebbe non supportarne un altro. Questa comunque non è una regola sempre valida. Per esempio,Red Hat Linux supporta un'ampia varietà di filesystem (inclusi quelli comunemente utilizzati da altri sistemi operativi), semplicando l'interscambio tra filesystem differenti.
Naturalmente, scrivere un filesystem su disco costituisce solo l'inizio. L'obiettivo di questo processo è quello di archiviare e recuperare i dati. Diamo uno sguardo al nostro disco dopo la scrittura di alcuni file su di esso.
Come mostra la Figura E-4, 14 dei blocchi prima vuoti ora contengono dati. Non possiamo ancora determinare con esattezza quanti file si trovano nel disco; magari solo uno o forse 14, poichè tutti i file utilizzano almeno un blocco e alcuni più di uno. Un altro punto importante da notare è che i blocchi utilizzati non devono essere contigui e i blocchi usati non possono essere sparpagliati. Il processo è noto come frammentazione. La frammentazione può avere un ruolo importante quando si tenta di ridimensionare una partizione esistente.
Con lo sviluppo delle tecnologie informatiche, le unità disco hanno continuato a mutare nel tempo. In particolare, sono diventate più grandi, non dal punto di vista delle dimensioni ma delle capacità, in quando possono archiviare più dati. E questo ha introdotto un cambiamento fondamentale nella modalità di utilizzo dei dischi.
Con l'aumento delle capacità delle unità disco, alcune persone hanno cominciato a chiedersi se fosse una buona idea avere tutto quello spazio disponibile su un unico disco. Questa linea di pensiero era guidata da vari argomenti, alcuni filosofici, altri tecnici. Da un punto di vista filosofico, oltre una certa dimensione, sembrava che lo spazio aggiuntivo fornito da un disco più grande creasse solo confusione. Da un punto di vista tecnico, alcuni filesystem erano stati ideati per supportare fino a una certa capacità. Oppure i filesystem potevano supportare dischi più grandi, ma l'overhead imposto dal filesystem per tenere traccia dei file diventava eccessivo.
Per risolvere il problema, si è deciso di dividere i dischi in partizioni. Si può accedere a ogni partizione come se fosse un disco separato. Questo avviene mediante l'aggiunta di una tabella delle partizioni.
![]() | Nota Bene |
|---|---|
Mentre i diagrammi in questo capitolo mostrano la tabella delle partizioni separata dal resto del disco, in realtà questa è archiviata all'inizio del disco, prima di ogni filesystem o di qualsiasi dato dell'utente. Ma per maggior chiarezza, nei nostri diagrammi verrà visualizzata separatamente. |
Come mostrato nella Figura E-5, la tabella delle partizioni è divisa in quattro sezioni. Ogni sezione può contenere le informazioni necessarie a definire una singola partizione e questo significa che la tabella delle partizioni può definire non più di quattro partizioni.
Ogni voce della tabella delle partizioni contiene molte caratteristiche importanti della partizione:
i punti sul disco in cui la partizione inizia e finisce;
informazioni relative all'attivazione della partizione;
il tipo di partizione.
Analizziamo più in dettaglio ognuna di queste caratteristiche. I punti iniziali e finali indicano la dimensione e la posizione sul disco della partizione. La definizione di "attivazione" è usata dai loader di avvio di alcuni sistemi operativi. In altre parole, il sistema operativo della partizione "attiva" viene avviato.
Il tipo di partizione può confondere. È un numero che identifica l'utilizzo della partizione. Questa informazione può sembrarvi un po' vaga, perché il significato stesso del tipo di partizione è vago. Alcuni sistemi operativi utilizzano il tipo di partizione per denotare un tipo specifico di filesystem, per identificare la partizione come associata a un sistema operativo particolare, per indicare che la partizione contiene un sistema operativo avviabile o una combinazione di queste tre possibilità.
La Tabella E-1 contiene un elenco di alcuni tipi di partizioni diffusi (e oscuri) e il loro valore numerico.
| Tipo di partizione | Valore | Tipo di partizione | Valore |
|---|---|---|---|
| Vuota | 00 | Novell Netware 386 | 65 |
| DOS 12-bit FAT | 01 | PIC/IX | 75 |
| XENIX root | 02 | MINIX precedente | 80 |
| XENIX usr | 03 | Linux/MINUX | 81 |
| DOS 16-bit <=32M | 04 | Linux swap | 82 |
| Estesa | 05 | Linux nativo | 83 |
| DOS 16-bit >=32 | 06 | Linux esteso | 85 |
| OS/2 HPFS | 07 | Amoeba | 93 |
| AIX | 08 | Amoeba BBT | 94 |
| AIX bootable | 09 | BSD/386 | a5 |
| OS/2 Boot Manager | 0a | OpenBSD | a6 |
| Win95 FAT32 | 0b | NEXTSTEP | a7 |
| Win95 FAT32 (LBA) | 0c | BSDI fs | b7 |
| Win95 FAT16 (LBA) | 0e | BSDI swap | b8 |
| Win95 Esteso (LBA) | 0f | Syrinx | c7 |
| Venix 80286 | 40 | CP/M | db |
| Novell | 51 | DOS access | e1 |
| Microport | 52 | DOS R/O | e3 |
| GNU HURD | 63 | DOS secondario | f2 |
| Novell Netware 286 | 64 | BBT | ff |
Tabella E-1. Tipi di partizione
Ora vi chiederete come venga normalmente utilizzata questa parte aggiuntiva. Consultate la Figura E-6 per avere un esempio.
In molti casi un'unica partizione occupa tutto il disco. In questo caso, nella tabella delle partizioni viene utilizzata solo una voce, che punta all'inizio della partizione.
Abbiamo attribuito a questa partizione l'etichetta di tipo "DOS". Sebbene si tratti solo di uno dei diversi tipi di partizione elencati nella Tabella E-1, è utile ai fini della nostra spiegazione. Rappresenta la tipica struttura delle partizioni dei più recenti computer in commercio sui quali è installata la versione consumer di Microsoft Windows.
Col passare del tempo quattro partizioni non erano più sufficienti. Con la crescita delle dimensioni dei dischi fissi, è diventato sempre più diffuso creare quattro partizioni di dimensioni ragionevoli, riuscendo contemporaneamente ad avere ancora spazio sul disco per creare altre partizioni.
Inserite la partizione estesa. Come avrete notato nella Tabella E-1, esiste un tipo di partizione "Estesa" che si trova al centro delle partizioni estese.
Quando si crea una partizione di tipo "Estesa", viene creata una tabella delle partizioni estese. In sostanza, la partizione estesa è come un'unità disco con tutte le sue caratteristiche. Ha una tabella che punta a una o più partizioni (ora chiamate partizioni logiche, in opposizione alle quattro partizioni primarie) contenute interamente nella partizione estesa. La Figura E-7 mostra una unità disco con una partizione primaria e una partizione estesa contenente due partizioni logiche (più altro spazio libero non partizionato).
Come si può notare da questa figura, esiste una differenza tra partizioni primarie e partizioni logiche - si possono avere solo quattro partizioni primarie, ma non c'è limite al numero di partizioni logiche che è possibile ottenere. Tuttavia, dato il modo in cui si accede alle partizioni in Linux, non è una buona idea tentare di definire più di 12 partizioni logiche su una singola unità.
Ora che abbiamo trattato in modo generale l'argomento delle partizioni, passiamo al lato pratico e proviamo a installare Red Hat Linux.
Durante la ripartizione del disco fisso si possono incontrare tre possibili scenari:
spazio libero non partizionato
partizione inutilizzata
spazio libero in una partizione utilizzata attivamente
Analizziamo nell'ordine ogni scenario.
![]() | Nota Bene |
|---|---|
Occorre tenere presente che le seguenti illustrazioni sono state semplificate per fornire maggior chiarezza e non riflettono la struttura generale delle partizioni che otterrete durante l'installazione di Red Hat Linux. |
In questo caso, le partizioni già definite non occupano l'intero disco, lasciando dello spazio libero che non appartiene ad alcuna partizione definita. La Figura E-8 mostra questo concetto.
In fondo, anche un disco fisso non utilizzato rientra in questa categoria, con la sola differenza che lo spazio non fa parte di alcuna partizione definita.
In ogni caso, potete semplicemente creare le partizioni necessarie dallo spazio non utilizzato. Sfortunatamente, questo scenario, seppur molto semplice, non si verifica spesso (a meno che non abbiate appena acquistato un nuovo disco solo per Red Hat Linux. La maggior parte dei sistemi operativi pre-installati è configurata in modo da occupare tutto lo spazio disponibile su un'unità (vedere la la Sezione E.1.4.3).
Vediamo ora una situazione più comune.
In questo caso, potreste avere una o più partizioni che non utilizzate più. Forse usavate un altro sistema operativo in passato e le sue partizioni (o la partizione) non vi servono più. La Figura E-9 illustra una situazione simile.
Se vi trovate in questa situazione, potete utilizzare lo spazio allocato per la partizione inutilizzata. Dovete prima di tutto cancellare la partizione e quindi creare al suo posto la/e partizione/i appropriata/e per Linux. Potete cancellare la partizione utilizzando il comando parted, oppure avete l'opportunità di creare partizioni maualmente durante un'installazione e cancellare la partizione prima di creare una nuova.
Questa è la situazione più comune. È anche, purtroppo, la più difficile da gestire. Il problema principale infatti è che, anche se avete abbastanza spazio libero, questo è comunque allocato a una partizione già in uso. Se avete acquistato un computer con un software preinstallato, il disco rigido ha probabilmente una partizione ampia contenente il sistema operativo e i dati.
Oltre ad aggiungere un nuovo disco fisso al vostro sistema, avete due possibilità:
In poche parole, si tratta di cancellare l'unica grande partizione e di creare tante partizioni più piccole. Come potrete immaginare, tutti i dati presenti nella partizione originale verranno distrutti. È pertanto necessario fare prima un backup. Per sicurezza, fate due backup, effettuate la verifica (se disponibile nel vostro software di backup) e provate a leggere i dati dalla copia di backup prima di cancellare la partizione.
![]() | Attenzione |
|---|---|
Se sulla partizione è installato un sistema operativo, dovete reinstallarlo. Alcuni computer dotati di sistema operativo pre-installato possono non fornire il supporto CD-ROM per la reinstallazione del sistema operativo originale. Verificate se questo accade sul vostro sistema prima di distruggere la partizione originale e l'installazione del sistema operativo. |
Dopo aver creato una partizione più piccola per il vostro software, potete reinstallare qualunque software, ripristinare i dati e continuare con l'installazione di Red Hat Linux. La Figura E-10 mostra questa operazione.
![]() | Attenzione |
|---|---|
Come mostra la Figura E-10, tutti i dati presenti sulla partizione originale verranno persi senza possibilità di recupero. |
Potete avviare un programma capace di ridurre le dimensioni di una grossa partizione senza perdere nessuno dei file contenuti in quella partizione. Molti trovano questo metodo affidabile e privo di particolari problemi. Quale software dovete utilizzare per compiere questa operazione? Ci sono parecchi software di gestione del disco sul mercato. Dovete cercare quello che più si addice alla vostre esigenze.
Mentre il processo di ripartizionamento distruttivo è abbastanza intuitivo, qui ci sono alcuni passi da seguire:
Compressione dei dati esistenti
Ridimensionamento della partizione esistente
Creazione di nuove partizioni
Osserviamo ogni passo in modo dettagliato.
Come mostra la Figura E-11, occorre innanzitutto comprimere i dati della vostra partizione esistente. Questo consente di riorganizzare i dati in modo da ottimizzare al massimo lo spazio libero disponibile alla fine della partizione.
Questo passo è cruciale. Senza di esso, la posizione dei vostri dati può impedire che la partizione venga ridimensionata nella misura desiderata. Notate anche che alcuni dati non possono essere spostati. Se questo succede (e restringe la misura della/e nuova/e partizione/i), rischiate di dover eseguire il ripartizionamento distruttivo forzato del vostro disco.
La Figura E-12 mostra il processo di ridimensionamento. Anche se il risultato finale dell'operazione di ridimensionamento può variare in funzione del software utilizzato, in molti casi lo spazio appena liberato viene utilizzato per creare una partizione non formattata dello stesso tipo della partizione originale.
È importante capire come il software di ridimensionamento lavora con lo spazio libero creato, in modo da poter eseguire le operazioni necessarie. Nell'esempio fornito, sarebbe più appropriato cancellare la nuova partizione DOS e creare le partizioni appropriate per Linux.
Può essere necessario creare nuove partizioni. Tuttavia, a meno che il vostro software di ridimensionamento riconosca Linux, è probabile che dobbiate cancellare la partizione creata durante il processo sopra descritto. La Figura E-13 mostra questa operazione.
![]() | Nota Bene |
|---|---|
Le informazioni seguenti riguardano solo i computer basati su x86. |
Per una questione di convenienza per i nostri clienti, l'utilità parted è inclusa. Si tratta di un programma distribuito gratuitamente che può ridimensionare le partizioni.
Di conseguenza, se decidete di ripartizionare il vostro disco con parted, è indispensabile che facciate due cose:
Eseguire un backup — fate due copie di tutti i dati importanti presenti sul vostro computer. Queste copie dovrebbero essere fatte su dispositivi rimovibili (come nastri, CD-ROM, o dischetti). Prima di procedere, dopo aver fatto il backup assicuratevi che i dati siano leggibili.
Leggere la documentazione — leggete tutta la documentazione di parted contenuta nel capitolo intitolato Gestione dello spazio su disco in the Red Hat Linux Customization Guide.
Se decidete di utilizzare parted, verificate che dopo il suo avvio ci siano due partizioni: quella ridimensionata e quella che parted ha creato dallo spazio libero della prima partizione. Se il vostro obiettivo è quello di utilizzare questo spazio per installare Red Hat Linux, cancellate la partizione appena creata utilizzando il comando di Windows fdisk nel sistema operativo corrente, oppure configurate le partizioni durante l'installazione personalizzata.
Linux fa riferimento alle partizioni del disco utilizzando una combinazione di lettere e numeri che può confondere, soprattutto se siete abituati al metodo a riferirvi al "disco C" per i dischi e le partizioni. Nel mondo DOS/Windows, le partizioni sono nominate usando il seguente metodo:
Ogni tipo di partizione viene controllato per determinare se può essere letto da DOS/Windows.
Se la partizione è compatibile, le viene assegnata una "lettera del disco". Le lettere dei dischi iniziano dalla lettera "C" e proseguono in funzione del numero di partizioni da etichettare.
La lettera del disco può quindi essere utilizzata per riferirsi a una data partizione così come al filesystem contenuto in essa.
Red Hat Linux utilizza uno schema di assegnazione dei nomi più flessibile e ricco di informazioni rispetto all'approccio utilizzato da altri sistemi operativi. Tale schema si basa sui file, con nomi del tipo:
/dev/xxyN |
Ecco come decifrare lo schema per l'assegnazione dei nomi delle partizioni:
Questa stringa è il nome di una directory nella quale risiedono tutti i file device. Visto che le partizioni risiedono su disco e i dischi rigidi sono dispositivi, i file che rappresentano tutte le possibili partizioni sono contenuti in /dev/.
Le prime due lettere del nome della partizione indicano il tipo di dispositivo su cui risiede la partizione. In genere trovate hd (per i dischi IDE) oppure sd (per i dischi SCSI).
Questa lettera indica su quale dispositivo si trova la partizione. Per esempio, /dev/hda (il primo disco IDE) oppure /dev/sdb (il secondo disco SCSI).
Il numero finale indica la partizione. Le prime quattro partizioni (primarie o estese) vengono numerate da 1 a 4. Le partizioni logiche iniziano da 5. Per esempio, /dev/hda3 è la terza partizione primaria o estesa sul primo disco IDE e /dev/sdb6 è la seconda partizione logica sul secondo disco SCSI.
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|---|---|
Non esiste nessuna convenzione su questa metodologia di denominazione basata sul tipo di partizione. A differenza di DOS/Windows, tutte le partizioni possono essere identificate sotto Red Hat Linux. Naturalmente, questo non significa che Red Hat Linux può accedere ai dati su qualunque tipo di partizione, ma in molti casi è possibile accedere ai dati di partizioni dedicate ad altri sistemi operativi. |
Queste informazioni vi faciliteranno le cose quando configurerete le partizioni richieste da Red Hat Linux.
Se le partizioni di Red Hat Linux devono dividere lo spazio sul disco con partizioni utilizzate da altri sistemi operativi, non dovreste avere problemi. Tuttavia, alcune combinazioni di Linux e altri sistemi operativi richiedono maggiori precauzioni.
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|---|---|
Affinché INCLUDE possa coesistere sulla vostra macchina con OS/2, dovrete creare le partizioni del disco con il software di partizionamento di OS/2 — altrimenti OS/2 potrebbe non riconoscere le partizioni del disco. Durante l'installazione non create nuove partizioni, ma impostate i tipi di partizioni per Linux utilizzando il comando parted di Linux. |
![]() | Nota bene |
|---|---|
Se volete avere la possibilità di lettura/scrittura su una partizione Windows NT, 2000, o XP da Red Hat Linux, è necessario che non impostate la partizione di Windows come filesystem NTFS. Se la partizione di Windows è di tipo NTFS, essa non può essere letta in Red Hat Linux invece se la partizione di Windows è di tipo VFAT, essa può essere letta in Red Hat Linux. Se avete più di una partizione di Windows, non tutte devono essere dello stesso tipo di filesystem. Potete impostare una come VFAT e archiviare in essa i file che desiderate condividere tra Windows e Red Hat Linux. |
Uno degli aspetti che spesso confonde i nuovi utenti di Linux è capire come vengono utilizzate le partizioni nel sistema operativo Linux. In DOS/Windows è relativamente semplice: se esistono più partizioni, ogni partizione utilizza una "lettera del disco". Quindi potete utilizzare una lettera per fare riferimento ai file e alle directory presenti sulla partizione corrispondente.
Il modo con cui Linux gestisce le partizioni e, quindi, l'archiviazione sulle unità disco in generale, è completamente diverso. La differenza risiede nel fatto che ogni partizione viene utilizzata per supportare l'archiviazione di un singolo set di file directory. Questo avviene associando una partizione a una directory attraverso un processo chiamato mounting. Montare una partizione vuol dire rendere disponibile il contenuto in essa archiviato a partire dalla directory specificata (nota come mount point).
Per esempio, se la partizione /dev/hda5 viene montata sotto /usr, significa che tutti i file e le directory sotto /usr risiedono fisicamente in /dev/hda5. Così il file /usr/share/doc/FAQ/txt/Linux-FAQ è archiviato in /dev/hda5, ma non il file /etc/X11/gdm/Sessions/Gnome.
Continuando con questo esempio, è anche possibile che una o più directory sotto /usr siano mount point per altre partizioni. Per esempio, una partizione (come /dev/hda7) può essere montata sotto /usr/local, il che significa che /usr/local/man/whatis risiede su /dev/hda7 anziché su /dev/hda5.
A questo punto del processo di preparazione dell'installazione di Red Hat Linux, dovete tenere in considerazione il numero e le dimensioni delle partizioni che vengono utilizzate con il nuovo sistema operativo. La domanda "quante partizioni" continua a generare discussioni nella comunità Linux. Probabilmente ci sono tante modalità in cui creare partizioni quante sono le persone che ne discutono.
Tenendo presente questo, vi raccomandiamo di creare le partizioni seguenti:swap, /boot, e / (root).
Per maggiori informazioni, consultate la Sezione 3.19.4.
![]() | Attenzione |
|---|---|
Assicuratevi di leggere la Sezione E.1.9 — le informazioni contenute sono applicate alla partizione /boot. |
Le raccomandazioni specifiche riguardanti le dimensioni delle varie partizioni Red Hat Linux sono disponibili nella la Sezione 1.5.
GRUB e LILO sono i metodi più comuni per avviare Red Hat Linux su sistemi basati su x86. Come loader per il sistema operativo, operano "esternamente" a qualsiasi sistema operativo, utilizzando solo il Basic I/O System (o BIOS) integrato nell'hardware del computer. Questa sezione descrive l'interazione di GRUB e LILO con i BIOS dei PC ed è specifica per i computer x86 compatibili.
![]() | GRUB e LILO sono soggetti ad alcune limitazioni imposte dal BIOS della maggior parte dei computer x86 compatibili. Gran parte dei BIOS, infatti, non può accedere a più di due dischi fissi e non può accedere ai dati inclusi oltre il cilindro 1023 di qualunque unità. Alcuni BIOS più recenti non hanno queste limitazioni, ma questo non significa che il problema non sia diffuso. |
Tutti i dati di cui GRUB e LILO hanno bisogno al momento dell'avvio della macchina (incluso il kernel di Linux) sono contenuti nella directory /boot. Se seguite il layout delle partizioni di cui sopra raccomandato, oppure state eseguendo un'installazione Workstation, Personalizzata o Server, la directory /boot verrà creata in una partizione piccola e separata. Altrimenti, risiederà nella partizione root (/). In ogni caso, la partizione nella quale /boot risiede deve essere conforme alle seguenti linee guida se si desidera utilizzare GRUB o LILO per avviare il vostro sistema Red Hat Linux:
Se avete 2 dischi IDE (o EIDE), /boot deve risiedere su uno di essi. Notate che questo limite include anche qualunque unità CD-ROM IDE sul controller primario IDE. Quindi se avete un disco IDE e un CD-ROM IDE sul controller primario, /boot deve trovarsi solo sul primo disco, anche se avete altri dischi fissi sul controller secondario IDE.
Se avete una unità IDE (o EIDE) e una o più unità SCSI, /boot deve trovarsi o sul disco IDE o su quello SCSI all'ID 0. Altri ID SCSI non funzioneranno.
Se avete solo dischi SCSI, /boot deve trovarsi su un disco all'ID 0 o ID 1. Altri ID SCSI non funzioneranno.
Come si è detto prima, è possibile che alcuni dei BIOS più recenti permettano a GRUB e LILO di funzionare con configurazioni che non soddisfano le linee guida descritte. Allo stesso modo, alcune delle caratteristiche più nascoste di GRUB e LILO possono essere utilizzate per avviare il sistema, anche se non rientrano nelle linee guida indicate. Tuttavia, a causa delle numerose variabili esistenti, Red Hat non supporta queste eccezioni.
![]() | Nota Bene |
|---|---|
Disk Druid, e il partizionamento automatico, tengono conto delle limitazioni legate al BIOS. |
| [1] | I blocchi sono realmente di dimensioni regolari, a differenza delle illustrazioni. Tenete inoltre presente che un disco fisso medio contiene migliaia di blocchi. Ma ai fini di questa spiegazione, non è il caso di dar peso a queste piccole discrepanze. |